L’ironia icastica e dolceamara dei live di Carlo Fava (1)

Continua il tour di Carlo Fava, reduce dalle serata di musica e intrattenimento presso “La Salumeria della Musica” di Milano, in cui ha ospitato di volta in volta nomi come Davide Van De Sfroos, Pacifico, Mauro Pagani, Patrizia Laquidara e Samuele Bersani. Dopo un’esibizione al Castello Sforzesco con l’israeliana Noa e tre date con Marina Massironi, il cantautore approda nella terra pugliese, per partecipare al Fasano Jazz Festival.
La manifestazione dell’ospitale cittadina del brindisino, che per la sua ottava edizione si è assicurata la presenza di Richard Sinclair & Theo Travis, Jonathan Coe, Teresa De Sio e oggi di Danilo Rea e Roberto Gatto, ha come location Largo S. Giovanni Battista, davanti alla rinascimentale Chiesa Matrice, illuminata di sera in modo molto suggestivo. Nonostante la serata riservi temperature un po’ rigide per il mese di giugno, il trio di Carlo Fava riesce a riscaldare l’atmosfera con una performance impeccabile, ricca di classe ed eleganza. I variegati ritmi del repertorio di Fava, dal tango al calypso, sono affidati alle mani esperte del batterista Vittorio Marinoni e di Beppe Quirici,coproduttore di Carlo con Adele Di Palma di “Cose di musica”, al basso acustico a 5 corde; la melodia è intessuta e costruita invece abilmente delle linee di piano di Fava e dalla sua voce precisa e sicura, dotata di una discreta potenza. L’acustica della piazzetta e delle caratteristiche strade di Fasano, in cui era dislocata la platea, è stata poi migliorata dall’alacre lavoro del prezioso e valido fonico Stefano Mariani.
Il “cantattore” milanese alterna canzoni e monologhi, che sono cibo per la mente, grazie alle loro acute ed ironiche riflessioni sulla società contemporanea, ma saziano anche l’animo con una congerie di emozioni, mescolando note di malinconia a ritratti e ricordi di serenità.
Carlo con la sua mimica facciale e la sua interpretazione istrionica sa infatti divertire, ma i momenti più esilaranti del suo show non sono fine a sé stessi, ma lasciano dentro il retrogusto amaro della satira di costume. La vena icastica/caustica di Fava e del coautore e amico di una vita Gianluca Martinelli si concentra soprattutto sul mondo dell’informazione e della cultura. “L’Italia non legge” racconta in salsa shuffle la “lotta eterna e sempre in perdita tra la televisione e la lettura”, descrivendo in modo sapido il pressappochismo culturale degli italiani, che confondono “Topolino con Gramsci, Nonna Papera e Manzoni” e sembrano come inebetiti a causa di una teledipendenza all’insegna di televendite, stacchetti e varietà, che cattura anche il povero aspirante lettore di Montale e Ungaretti ben oltre i cinque minuti di telegiornale preventivati